ciao benvenuto.


BENVENUTO NEL POSTO DOVE PUOI RIFLETTERE SULL'ASPIRAZIONE DELLA TUA ANIMA>>il REGNO DEI CIELI, DOVE ESSA TROVERA LA QUIETE, LA CALMA, PER PENSARE, ADORARE, E CANTARE LE LODI AL SUO CREATORE.


Vedrete il Cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul figlio dell'uomo.


Gv 1, 43-51

Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: «Séguimi». Filippo era di Betsaida, la città di Andrea e di Pietro.
Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret». Natanaèle esclamò: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo».




venerdì 4 febbraio 2011

si aprì il santuario di Dio nel cielo


[19]Allora si aprì il santuario di Dio nel cielo e apparve nel santuario l'arca dell'alleanza. Ne seguirono folgori, voci, scoppi di tuono, terremoto e una tempesta di grandine.


12

[1]Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. [2]Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. [3]Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; [4]la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. [5]Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. [6]La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.
[7]Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, [8]ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. [9]Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. [10]Allora udii una gran voce nel cielo che diceva:

«Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo,
poiché è stato precipitato
l'accusatore dei nostri fratelli,
colui che li accusava davanti al nostro Dio
giorno e notte.
[11]Ma essi lo hanno vinto
per mezzo del sangue dell'Agnello
e grazie alla testimonianza del loro martirio;
poiché hanno disprezzato la vita
fino a morire.
[12]Esultate, dunque, o cieli,
e voi che abitate in essi.
Ma guai a voi, terra e mare,
perché il diavolo è precipitato sopra di voi
pieno di grande furore,
sapendo che gli resta poco tempo».

il cielo dell'anima


Un uomo aveva sempre il cielo dell'anima coperto di nere nubi. Era incapace di credere alla bontà, all'amore, alla solidarietà, ma soprattutto non credeva alla bontà e all'amore di Dio.
Un giorno, mentre era sulle colline che attorniavano il suo villaggio, sempre tormentato dai suoi scuri dubbi, incontrò un pastore. Il pastore era un brav'uomo, dagli occhi limpidi. Si accorse che lo sconosciuto aveva l'aria particolarmente disperata e gli chiese:
"Che cosa ti turba tanto amico ?". "Mi sento immensamente solo", rispose l'uomo.
"Anch'io sono solo, eppure non sono triste", disse il pastore. "Forse perché Dio ti fa compagnia?", chiese.
"Hai indovinato !" rispose.
"Io invece non ho la compagnia di Dio. Non riesco a credere al suo amore. Com'è possibile che ami gli uomini, uno per uno ? Com'è possibile che ami me?"
"Vedi laggiù il nostro villaggio?" gli chiese il pastore. "Vedi anche le case e le finestre di ogni casa?"
"Vedo tutto questo", rispose.
"Allora non devi disperare. Il sole è uno solo, ma ogni finestra della città, anche la più piccola, la più nascosta, ogni giorno viene baciata dal sole, nell'arco della giornata".


Brutta, veramente brutta!Anzi mostruosa!!
Per fortuna è solo una nebulosa fotografata da un telescopio orbitante e chiamata dai tecnici della Nasa "mano di dio"

la mano di Dio é
la mano che ci sostiene quando inciampiamo,
che ci accarezza per confortarci,

è la mano che prestiamo a Dio per permettergli di fare quello che senza di noi non potrebbe compiere.

C'è anche l'occhio di Dio, altra nebulosa scoperta nel fimamento.
Foto in alto a sinistra.

I colloqui con il Cielo





II giardino segreto di Natuzza è abitato da molte presenze celesti. La signora Alba Colloca l'ha scoperta più volte inginocchiata a gridare: «Come sei bello... Ti amo pazzamente... Dimmi cosa devo fare», dopodiché la donna le diceva di aver visto e parlato con Gesù. Questi colloqui si ripetono regolarmente nella settimana santa, quando Natuzza riceve la gioia dolorosa delle stigmate.

Vede Gesù come un uomo molto alto, di indescrivibile bellezza, sempre vestito di bianco, con i capelli biondi tendenti al nocciola, con una scriminatura al centro. Qualche volta si presenta anche nelle forme di un uomo povero e con molte ferite sanguinanti. Ma quello che più colpisce Natuzza è il suo sguardo che le attraversa l'anima e la riempie di gioia. Lei attende questi incontri «con la stessa ansia di una mamma che aspetta il ritorno del figlio da un paese lontano».

La Madonna le appare invece come una donna piccolina, giovane, dell'età di quindici o sedici anni, con i capelli neri e gli occhi scuri, con il volto tondo e dalla carnagione olivastra. È quindi diversa dalle classiche iconografie occidentali, dove la Vergine ha i capelli biondi e il volto diafano. E quando lo scultore Conrad Moroder di Ortisei presenta la statua lignea secondo le indicazioni di Natuzza, lei conferma la somiglianzà, «anche se la Madonna è molto più bella».

Una delle prime apparizioni che Natuzza ha raccontato risale al 17 gennaio 1944, quando improvvisamente la sua stanza si inonda di una luce azzurra e lucentissima e le appaiono la Madonna, Gesù e san Giovanni. Lei è turbata, teme di aver tradito la loro fiducia perché si è sposata. Rassicurata che avrebbe potuto fare bene il suo dovere di sposa e di madre, quelle figure sparirono, «e si udì per tutta la casetta un cupo rimbombo, come di un tuonare in lontananza». Spesso, invece, prima dell'esplosione di luce e della visione celeste, Natuzza avverte uno strano ronzio, come quello prodotto da un nido di api.

L'angelo custode è il compagno inseparabile della sua vita. Come tutti gli angeli che ha potuto conoscere, è un bambino bellissimo di otto o dieci anni, con i piedi sollevati da terra. Natuzza vede queste creature celesti collocate in una sorta di gerarchia spirituale, perché l'angelo delle persone consacrate, dei sacerdoti e delle suore, sta a sinistra, dando quindi loro la destra perchè li rispetta come rappresentanti del Signore; sta invece alla destra delle persone laiche, che in questo modo riconoscono la superiorità spirituale dell'angelo.

Si vuole una prova di questo? Un giorno si presentano a Natuzza due distinti signori. Il primo è uno studente di Medicina e il secondo un sacerdote gesuita. Entrambi avevano sentito parlare dei carismi di questa donna, volevano conoscerla e, nel caso, smascherarla come una fattucchiera ingannatrice. Per questo il prete si presenta in abiti civili e con un aspetto di giovane scanzonato.

A un certo punto il prete chiede consiglio a Natuzza: «Signora, io dovrei sposarmi presto con una bella ragazza della quale sono molto innamorato...». Natuzza non gli fa finire il discorso, si inginocchia e gli bacia la mano. «Signora, cosa fa?» «Le bacio la mano perché lei è un sacerdote di Dio, perché quando è entrato qui il suo angelo le dava la destra, essendo grande la dignità sacerdotale, mentre l'amico che l'ha accompagnata dava la destra all'angelo.»

Il gesuita, così come moltissime persone che hanno incontrato Natuzza in questi settant'anni, è rimasto colpito dal suo modo di parlare, al tempo stesso semplice e profondo, che testimonia una sapienza che un'analfabeta non potrebbe mai avere. Ma molti hanno potuto anche notare che, quando Natuzza risponde al suo interlocutore, spesso fissa un luogo alle sue spalle. E l'angelo che le sussurra le risposte (lei dice di vederlo anche muovere le labbra), che l'aiuta a centrare immediatamente il problema, che le suggerisce una diagnos i medica o un consiglio spirituale, che le fa uscire dal cuore parole, termini scientifici, concetti teologici che Natuzza non potrebbe mai aver appreso. E quando l'interlocutore è uno straniero, che le parla in inglese piuttosto che in francese, lei gli risponde nella sua stessa lingua.

I colloqui con l'aldilà

II suo angelo custode è anche in grado di dirle se un'anima si è salvata o se ha bisogno di particolari suffragi per abbreviare il tempo del suo ingresso in paradiso. Ed è questo uno dei motivi principali che hanno spinto in tutti questi anni milioni di persone a rivolgersi a Natuzza, per chiederle notizie dei propri cari defunti. Lei li vede come in carne e ossa, quasi sempre con i vestiti indossati nei loro ultimi giorni di vita, o addirittura con quelli della sepoltura.

Ma non li vede sempre, proprio perché non è una medium con capacità inventive e autosuggestive, che risponde quando sente il profumo dei soldi. L'angelo le dice subito la "posizione" del defunto nell'aldilà, ma possono anche passare mesi o anni prima che quell'anima si presenti a Natuzza, per darle messaggi per i suoi parenti viventi o notizie sul suo percorso spirituale nell'altro mondo.

«Le anime del paradiso» ha raccontato Natuzza «emanano spesso raggi luminosi e sono sempre lievemente sollevate da terra. Un giorno si è presentato un morto che ha detto di essere condannato al fuoco del purgatorio. Vedendolo tutto contento e sorridente gli dissi: "Adesso capisco perché sorridete: stando qui con me siete lontano dalle fiamme!". Lui rispose: "Ma le fiamme le porto addosso, sempre, anche in questo momento che parlo con te!". Non l'ho creduto e mi sono avvicinata, ho sentito un forte calore e ho avuto una bruciatura alla gola che il medico del paese mi ha curato per quaranta giorni.»

Sull'aldilà Natuzza racconta l'essenziale, in perfetta sintonia con la dottrina della Chiesa. I defunti le confermano l'esistenza del limbo, dove finiscono i bambini non battezzati e anche le anime buone di religioni non cristiane, che potranno vedere il Dio che non conoscono solo il giorno del giudizio universale. I defunti le confermano il giudizio di Dio, che decide, dopo la morte, se un'anima dovrà andare all'inferno, in purgatorio o in paradiso.

Ed è anche una deliziosa sorpresa scoprire dai racconti di Natuzza l'esistenza di due zone, che lei chiama "prato verde" e "prato bianco", una sorta di anticamera dove gli eletti sostano prima del paradiso, per prepararsi all'incontro con Dio. Ed è interessante ricordare che suor Anna Caterina Emmerich (1774-1824), grande personalità mistica tedesca, stigmatizzata e anche lei in relazione con le anime del purgatorio, parla di uno spazio di luce «sereno e verdeggiante», posto fra il limbo e il paradiso.

Regno dei Cieli: Chi tocca i poveri sfiora il cielo di Dio

Regno dei Cieli: Chi tocca i poveri sfiora il cielo di Dio: "Chi tocca i poveri sfiora il cielo di Dio Padre che sei nei cieli... ma il cielo di Dio sono i poveri. E quando la tua mano tocca un po..."

Chi tocca i poveri sfiora il cielo di Dio



Chi tocca i poveri sfiora il cielo di Dio


Padre che sei nei cieli... ma il cielo di Dio sono i poveri. E quando la tua mano tocca un povero dalla vita do­lente, le tue dita stanno sfiorando il cielo di Dio. Dove entreremo solo se saremo prima entrati nel­la vita di chi soffre.
Perché Gesù sta nel posto dove noi non vorremmo mai essere, nell’ultimo po­sto; in coloro che incarna­no non i tuoi sogni, ma le tue paure e i tuoi dolori:
Dio naviga in un fiume di lacrime (Turoldo).
La cosa che mi commuo­ve, delle cose ultime, è che Dio non mi giudicherà scorrendo l’elenco delle mie debolezze, ma quello dei miei gesti di bontà; non indagherà le mie om­bre ma annoterà i semi di luce o il polline di bene che ho seminato. Distogli il tuo sguardo dal mio pec­cato, supplicava Davide nel salmo del pianto. Ed ecco che Dio esaudisce quel grido, nell’ultimo giorno distoglierà il suo sguardo dal male, per sempre lo fisserà sul bene. Sul bene concreto: e l’u­miltà della materia è così importante che Dio vi ha legato la salvezza, l’ha le­gata a un po’ di pane, ad un bicchiere d’acqua, ad un vestito donato, ai passi di una visita. Non alle co­se però, ma al cuore detto dalle cose.
Questa è la grandezza del­la fede evangelica: il tema del supremo confronto tra uomo e Dio non è il pec­cato ma il bene. Misura dell’uomo, misura di Dio, misura della storia è il be­ne. Il nostro futuro, cielo e paradiso, è generato dal bene che io, tu, noi abbia­mo donato al Lazzaro infi­nito, al Lazzaro innumere­vole della terra. Il giudizio di Dio è l’atto che dice la verità ultima dell’uomo, e per trovarla non guarderà me, ma intorno a me: le mie relazioni, la porzione di poveri e di lacrime e di amori che mi è affidata e che devo custodire con la mia vita. Se c’è qualcosa di eterno in noi, se qualcosa di noi rimane quando non rimane più nulla, questa cosa è solo l’amore.
Dio non ti sorprende in un momento di debolezza, quando non ce la fai a vi­vere in un modo più nobi­le e puro, ma è colui che instancabilmente ti so­spinge al bene. Che non misura le tue debolezze, ma incalza la tua bontà.
Il povero di cui parla il Vangelo è colui che viag­gia ai limiti dell’esistenza. E se lo guardi, ti senti nau­fragare. Il povero, per la sua fragilità, ti obbliga a confrontarti con le cose e­streme, con la vita a ri­schio, è metafora di falli­mento e di morte. Ma è an­che maestro di fede per­ché incarna l’evidenza che tutti noi viviamo solo per­ché custoditi da altri, che esistiamo solo perché ac­colti da Qualcuno, impa­ziente di ripetere: Vieni, benedetto!